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THE FALLING WHIRL

 (DISCESA NEL MAELSTRÖM)

Un tributo a Edgar Allan Poe

Sceneggiatura di Arianna De Luca (Bari, 2000; 20042)

Soggetto di Arianna De Luca, Roberto Romeo e Luigi Spezzacatene

Presentazione di Arianna De Luca

Ci sono comunità di persone che non arrivano mai a sentirsi vicini, a relazionarsi, ad avere contatti pur facendo contemporaneamente le stesse cose. Basti pensare a quanti si trovano sparsi per la città, per il paese o per il pianeta, eppure ascoltano nel medesimo istante, senza conoscersi o entrare in rapporto l’un con l’altro, lo stesso brano musicale, la stessa trasmissione televisiva. Senza considerare la rete e le porte un tempo inimmaginabili aperte da Internet. Ma in questo esaltante vortice di mondi artificiali e esplorazioni virtuali sopravvive ancora uno spazio in cui comunicare sentimenti, emozioni, e in cui discernere ciò che è bene da ciò che è male?

"The Falling Whirl (discesa nel Maelström) è un gioco mortale da cui non si può restare fuori e in cui la differenza, l’odio e la sopraffazione hanno sostituito i valori della convivenza. Uomini e donne, contemporaneamente giocatori e pedine, cacciatori e prede, cercano di venire a capo delle regole del gioco, rischiando la propria vita in un’ambientazione surreale e tenebrosa, in un vorticoso labirinto virtuale" (Roberto Romeo, 2001)

Scena 1. Interno notte

Corridoio stretto: siamo all'interno del gioco; donna vestita di bianco che conduce per mano una bambina, Cati. La donna è visibilmente tesa, gira diverse volte la testa avanti e dietro, e ai lati, con aria spaventata e circospetta, trascinandosi dietro quasi di peso Cati; ad ogni rumore si spaventa ancora di più, afferrando sempre più stretta, ruvidamente, la mano di Cati.

DAMA BIANCA

(con fare timoroso e spavaldo)

Non hai notato niente ancora? Nessuna uscita… eh, piccola? Non ti agitare…stai tranquilla…, ti farò uscire io da qui…

(cercando a tentoni nell'oscurità; scuotendo di tanto in tanto energicamente la testa)

No…niente da fare, neanche l'ombra di una maledettissima porta… presto, forza… muoviti, andiamo via… non mi piace questo posto…

Cati si ferma, di colpo; lei non riesce a smuoverla

E adesso? Che ti prende, ragazzina?

(sbuffando, con tono esagerato, quasi a voler dominare la paura che la attanaglia)

Non è il momento per fare i capricci…devi andare a casa, adesso… hai capito? Non vuoi tornare da tuo padre?

Cati alza piano il braccio in direzione d'una porta materializzatasi di lato; la dama bianca sobbalza di contentezza

Sei stata bravissima, tesoro… (con un tono compiaciuto e con impazienza)

andiamo, dai, non ce l'avrai mica con me, eh? Dai, muoviti, non possiamo restare qui, è pericoloso… no, sul serio ragazzina…oh ti muovi o ti porto di peso

Fissandola con improvvisa determinazione, se la trascina dietro con forza. Cati, però, alla soglia della porta riesce a sfuggirle: la sequenza è molto rallentata. Cati sguscia via, si sgancia letteralmente dalla stretta della donna. Primi piani: serie di soggettive della dama bianca e Cati che si guardano. Lo sguardo di Cati raggela, sul suo volto è adombrato quasi un ghigno: la donna è intontita, turbata, non si accorge di aver indietreggiato oltre la soglia; mentre Cati resta impassibile è come risucchiata da un vortice di braccia, di urla, di ghigni assordanti;

si gira ancora verso di Cati, disperata, agitando un pugno in aria, con odio…

Ti ritroverò… non mi sfuggirai…sei tu la causa di tutto questo…che stupida, a non averlo capito prima!

(più furibonda)

…non ti riuscirà un'altra volta, non ti riuscirà… finché io vivo!

Riecheggiano ancora le urla della donna, rumori mostruosi, mentre la camera chiude su Cati in piedi, immobile, ancora qualche secondo. In ultimo si sovrappone il boato agghiacciante di un temporale.

Scena 2. Interno notte

Richiamo sonoro al temporale. Cati in pigiama seduta davanti allo schermo del PC. Volto fisso al monitor. Entra Luigi, avanza verso di lei, le passa una mano fra i capelli e mentre digita ripete a voce alta, interrotta:

LUIGI

Tesoro, sei ancora in piedi? Dai, corri a dormire… e sogna cose belle…

Ecco qui…

Apre un file e compare il testo di "A Cradle Song", parte la canzone, dolce, come sottofondo, la bambina si infila nel letto. Il padre la rimbocca, si ferma sulla soglia a guardarla. La camera stacca sul monitor acceso. Compare il prologo del Maelström. Alla ninnananna si sovrappone una musica molto dissonante, che cresce, infastidisce e crea tensione.

 

Ecco il Maelström, il gioco per tutti, giovani e vecchi belli e brutti… dove sogno e realtà si avvicenderanno e nemmeno la morte svelare potrà l'inganno…

La camera inquadra l’introduzione al gioco sulla schermata di altri computer connessi nel medesimo istante, accanto al profilo o alla sagoma dei personaggi: 'Beppe, la sig.na Verna, ecc.

…colui che quivi entra non mancherà di scandagliare… eventi che concorrono parallelamente al mondo reale… finché né pulviscolo né più riva resterà ma in un delirio d'ombre lui solo dominerà…

[…]

T I T O L I:

THE FALLING WHIRL (DISCESA NEL MAELSTRÖM)

Un tributo a Edgar Allan Poe

Sceneggiatura di Arianna De Luca

Soggetto di Arianna De Luca, Roberto Romeo e Luigi Spezzacatene

Scena 3. Interno notte

Sequenza vorticosa di immagini come tra i corridoi di una scuola, inseguendo però dettagli come tubature a vista un po’ arrugginite, dando l'idea di scendere al sottosuolo, in un'area destinata ai laboratori ma in disuso. La camera si ferma su una porta serrata da cui provengono rumori sordi, un po’ soffocati. L'immagine sfuma piano, poi interviene un caos di campanelle, rintocchi e suoni d'orologio assordanti.

Scena 4. Interno giorno

Luigi entra nella stanza semioscura di Cati. Scosta le tendine dalla finestra. La luce si diffonde nella stanza. Rivolto a Cati. La bambina è autistica ma ha lo sguardo acceso; comunica con il padre attraverso il computer

LUIGI

(con premura)

Allora? Che dici? Andiamo a scuola o no?

Aspetta un po’, tesoro…

Va verso il PC, digita qualcosa velocemente e per la stanza risuona un motivetto dal computer; Luigi fischietta a sua volta, resta ancora seduto davanti allo schermo; Cati si scuote un po’ sotto le coperte, tira fuori il viso assonnato, si stropiccia gli occhi, si siede sul bordo del letto e infila le pantofole con lo sguardo un po’ assente; ora Luigi si accorge che Cati si è svegliata; si inginocchia ai piedi del letto, la guarda negli occhi con tenerezza, poi la bacia in fronte

LUIGI

Piccola, hai dormito bene?

(tira un lungo sospiro)

Scusami, non importa, va bene anche così…

Le ravviva un po’ i capelli, la prende per una mano, si alzano in piedi e la guarda mentre Cati si avvicina alla scrivania, e digita BUONGIORNO MAMMA, CIAO PAPA'; poi la bimba afferra lo spazzolino da denti e s'allontana in direzione della porta che si richiude dietro di lei

Scena 5. Interno sera

La camera parte dal fondo della stanza, si avvicina da dietro alle spalle della sig. Verna, seduta alla scrivania; poi si ferma a pochi passi da lei; la sua sagoma è a tratti illuminata dalla luce intermittente, irregolare diffusa dal PC. Lei è davanti allo schermo che pigia nervosamente sulla tastiera.

SIG. VERNA

Ehi, aspetta un momento…ma che cazz…ecco proprio a questo volevo arrivare…ma come diamine si apre questa cazz… di porta?

Allontana le braccia con un gesto d'ira, e restando seduta sulla sedia girevole, si volta verso la camera, con un giro di 180°: indossa gli occhialetti. Muove come alla cieca le braccia verso il vuoto della stanza alla ricerca di qualcosa, a mezz'altezza

Scena 6. Interno notte

Stanza del gioco

SIG. VERNA

Senza occhiali: ora è nel gioco; cammina alla cieca, a piccoli passi, con le mani protese verso le pareti strette e umide, strisciando disordinatamente le dita qua e là sulla parete; è visibilmente nervosa, persino spaventata; e si sente sempre più minacciata man mano che passa il tempo

Ehi, ma che succede? Non riesco più a trovare niente. Dove l'avrà nascosto quel cazz… di interruttore? Eh dai… non è possibile! OK, non c'è nessuno che mi aiuti? Dove siete finiti tutti?

Si odono urla e rumori in lontananza, poi passi pesanti, affrettati, uno sparo, un tonfo…

VOCE

Ti hanno vista. Non posso fare più nulla per te

SIG. VERNA

(quasi urla)

No, non ti credo… ha mandato te a distrarmi perché ha paura che io possa essere più brava di lui.

Silenzio

ehi, non mi hai sentito? Rispondi? Chi sei? Cosa vuoi da me? Parlami? Vuoi che me ne vada, vero?

VOCE

E' finita, non c'è più niente da fare… a presto!

SIG. VERNA

Ehi, ma dove vai…

Si apre di scatto una porta laterale, parte una raffica di colpi da una figura scura, piuttosto imponente; poi un tonfo

Scena 7. Interno notte

Luigi è seduto al computer; appare stanco, un po’ in disordine; sulla schermata del PC legge a voce alta

LUIGI

…qui si perde o si vince, devi solo tentare… di un gran numero di porte la soglia oscura a varcare… & con occhi ben aperti vedrai da te… che qui accade solo quel che ognuno vuole per sé…

Ma che diavolo sei?

(digita qualcosa velocemente scandendo a voce alta)

…Maelström…

Dunque, vediamo un po’, da dove entro? Ah, ecco, ci siamo…te la faccio passare io la voglia di scherzare con queste cazzat…

Scena 8. Interno notte

Stanza del gioco; corridoio semioscuro; Luigi si muove con sicurezza, è guardingo, rapido nei movimenti, impugna un'arma

LUIGI

(spara a ripetizione contro ogni oggetto nella stanza, ombra, suppellettile, cornice storta appesa alla parete, vaso…)

Che mi dici, adesso? Non c'è male come inizio, eh? Fatti vedere… è tutto qui quello che offri?

Silenzio. Luigi ispeziona la stanza annebbiata e riecheggiante ancora del frastuono degli spari. Trova un interruttore, una luce tenue scopre una porta poco distante da lui.

Ah, ecco dov'eri nascosta… piano, piano adess…

VOCE

Sei stato bravo. Questa volta…

LUIGI

Ehi, ma chi sei?

VOCE

…ma il gioco è appena cominciato…

LUIGI

Perché sei qui? Chi ti ha chiesto niente? Forse, fai parte del gioco anche tu, o sei bravo solo a dire stronzat… e a fare l'uccello del malaugurio?

VOCE

Continua a giocare e lo capirai da te, Luigi… presto…

LUIGI

Come fai a sapere il mio nome? Forse… ti conosco?

(silenzio, Luigi si avvicina alla porta, sembra un po’ agitato, prima di uscire chiede ancora)

Aspetta, dove sei andato? parla…

Ma sì, al diavolo…

Luigi è fuori; la voce recita dallo schermo

VOCE

(bassotonale, molto cupa, alla fine quasi sghignazza)

A presto, a molto presto…

 

Scena 9. Interno notte

Seconda stanza del gioco; inquadrature sugli ambienti Poi, ripresa esterna sopra le spalle di un giocatore esterno, davanti al PC, che stringe sempre di più sulle mani che reggono un diario sgualcito, scarabocchiato velocemente presente nella schermata. Voce che legge: è la sig. Verna.

Piano stretto sulla sig.na Verna, quando arriva a metà del racconto

SIG.NA VERNA

…è stata una cosa spaventosa… speravo d'arrivare al passaggio prima che s'accorgessero della mia assenza, ma poi… abbiamo avuto una dannatissima sfortuna… gli altri… sono tutti morti… e se non fosse stato per il mio coraggio e per i miei muscoli… altroché…

Si nota una figura alle sue spalle che le punta un'arma contro; la camera adesso segue Luigi, lentamente, ruotando, però, avendo come perno il volto di lei molto teso, in primo piano; dopo un giro di 90°, Luigi la affianca, lei si accorge di lui. Indietreggia. E' terrorizzata.

SIG.NA VERNA

Non…uccidermi, ti prego… non farmi del male…

Lui resta immobile a fissarla, confuso; lei scostandosi di lato, in tono più isterico che di comando

E smetti di puntarmi quell'arma addosso… non lo sopporto…

(dopo una pausa, lui abbassa l'arma, è perplesso)

allora tu… non sei dei loro… dimmi, chi sei?

Dalla porta, in fondo, si odono delle urla, un crepitio. I due rimangono un attimo in cupo silenzio. Luigi si scosta da lei, si allontana verso la porta, poi, prima di sparire dietro una parete si volta, e, con tono freddo, cercando di dissimulare il suo imbarazzo, dopo un a breve pausa le dice

LUIGI

(in tono un po’ aspro)

Non startene lì impalata…meglio che non ti fermi qui… altrimenti fai meglio a tornare indietro!

SIG.NA VERNA

Sei stato gentile… non lo dimenticherò… aspetta…voglio darti qualcosa per ringraziarti…

La sig.na Verna si sfila dal collo il medaglione del corvo e lo tende verso Luigi; lui lo guarda bene ma non fa in tempo a prenderlo, è già distante da lei; nel frattempo ha colpito altre suppellettili, si è accostato ad un'altra porta, ha azionato il dispositivo d'apertura, esita ancora un attimo, poi scompare

SIG.NA VERNA

(rimane lì a fissare il medaglione, con aria imbambolata; poi lo riallaccia; in tono sempre più agitato)

Tornare indietro? Ho paura…non posso…mi hai sentito? Non ce la faccio…

 

Scena 10. Interno giorno

Banca: cassa affollata, fila di persone anonime che aspettano il proprio turno, inscenando innumerevoli tic, gesti d'impazienza, ed altro; la sig.na Verna sembra un automa, efficientissima, glaciale; il suono indistinto e confuso delle voci, dell'orologio a scatti (di quelli che si trovano nelle stazioni ferroviarie), delle macchinette contasoldi accanto al banco crescono d'intensità fino a diventare assordanti; primo piano sulla sig. Verna, che chiude lentamente gli occhi

Scena 11. Interno notte

Stanza del gioco, ma permangono i rumori, i ticchettii della scena precedente.

SIG.NA VERNA

(va verso sinistra, poi verso destra, evidentemente cerca una via d'uscita; poi ad un tratto urla)

Non ce la faccio più, non posso più sopportare tutto questo…chiusa fra queste quattro pareti come in una gabbia… dove è quello che mi hai promesso? Questo gioco è una merd… mi hai sentito? Perché infierisci così su di meee… se non esco di qui… se non esco da questa prigione… giuro che impazzirò… non posso più…

VOCE

…qui si perde o si vince devi solo tentare… venire… andare… girare e girare, …e quel che vedete… lasciare andare… mentre quel che più non vedete né prendete… già lo portate… ecco la chiave…

SIG.NA VERNA

(rimira il suo ciondolo, poi, in un tono di scherno)

E così, sei tornato finalmente… cosa vuoi dire con questo? Mi nascondi qualcosa? …starò al gioco, non dubitare…non ho cambiato idea…potrò sopportare qualunque cosa, mi hai sentito? qualunque cosa!

Scena 12. Interno notte

Cati al PC; entra Luigi

…venire… andare… girare e girare, la chiave nella toppa giusta dovrai infilare … e

con ali di corvo potrai volare, sarai salvo e quel che più temi non davrai più sopportare…

LUIGI

(la guarda, poi, all'improvviso, d'istinto, in tono violento perché preoccupato)

Cosa fai qui?

Cati non si muove; lui si china verso di lei, mentre ripete ad alta voce il ritornello

…con ali di corvo potrai volare, sarai salvo e quel che più temi non davrai più sopportare…

(nella sua eccitazione le stringe una spalla troppo forte… Cati si volta con freddezza verso di lui; Luigi ritrae in fretta la mano mortificato… digita le sue scuse mentre le ripete a voce interrotta)

Oh, scusami, tesoro non volevo spaventarti… no… certo, no…è che…tesoro…promettimi che lascerai questo gioco a papà… voglio dire…(in tono affettuoso anche se ancora un po’ turbato) sai… è che abbiamo già iniziato…

(avvicinandosi a lei un po’ di più, scrutandola di tanto in tanto in volto)

Me lo prometti, piccola?

Si guardano più con un tono di sfida che d'accordo; Luigi la accarezza adesso, con dolcezza…

LUIGI

Hai ragione, piccola…sì, cosa ne puoi sapere tu? Vorrei sapere solo chi è e perché mi sfida a questo modo…sembra quasi che voglia coinvolgere anche te… forse ci conosce, deve averci visto…ma gli passerà la voglia di scherzare… vuole imbrogliarmi? E vedrai,

(sicuro di sé)

come papà riuscirà a sbarazzarsi di lui…

Si abbracciano, la camera si ferma sul volto di Cati: sembra quasi che sogghigni

Scena 13. Interno giorno

Banca; la cassa della sig.na Verna non è al momento operativa. Lei è indaffaratissima a sbrigare pratiche, ordinare moduli, digitare dati al computer, ecc. Luigi non se ne accorge: avanza verso il banco, tutto intento a guardare il ciondolo della donna. Gli è stranamente familiare. Ma non è possibile! Certo! Ora lo riconosce! La coda di fianco lo guarda con occhi infastiditi mentre la sig.na Verna, che l'aveva seguito già da prima con lo sguardo, chiede

SIG.NA VERNA

(dopo una pausa, si volge a Luigi, non smettendo però di trafficare con le sue pratiche)

Cosa aspettate?

LUIGI

(un po’ smarrito, la guarda con aria interrogativa, s'interrompe)

Oh… scusate! Mi ero distratto a… scusate… non mi ero accorto che… Vedo che siete indaffarata… tolgo subito il disturbo!

SIG.NA VERNA

(con fermezza, ma con un sorriso rassicurante)

Restate pure, se volete! Ho finito… questione di un minuto. Poi dovrò aprire comunque!

LUIGI

(rilassandosi)

Certo. Allora aspetto! Faccia con comodo. Non voglio darle fretta. È stata così gentile!

Luigi prende a compilare una scheda; ogni tanto si distrae a guardarla, esita un attimo, preso dalla sua scoperta, annuisce, corre istintivamente al nome scritto sulla targhetta…

SIG.NA VERNA

(d'un tratto, vivamente)

Ma che avete da guardare? Ce l'avete con me?

LUIGI

(in fretta)

No, sul serio… scusate… stavo pensando ad un'altra cosa!

SIG.NA VERNA

(rabbonita, con tono scherzoso)

Be', anche se fosse… non avreste torto. Devo avere una faccia! (cambiando d'un tratto argomento)

Allora? È tutto sistemato?

Si guardano cordialmente. Luigi annuisce e le passa il modulo

La camera stacca sul ticchettio dell'orologio che aumenta d'intensità fino a coprire tutto il resto; poi squilla con il suono di una campanella un po’ stridula

Scena 14. Interno giorno

Interno stanzino della scuola (vedi scena 3); dapprima s'intravede poco, poi, come quando l'occhio comincia ad assuefarsi all'oscurità, si possono distinguere una seggiola girevole un po’ sghemba accanto ad una postazione PC: lo schermo acceso proietta la tenue luminosità di un savescreen alla Escher; poi, scatoloni addossati disordinatamente contro la porta sprangata e le pareti strette; e, ancora, sopra una barricata non troppo alta di banchi e sedie, resti di un panino, lattine schiacciate, snack, patatine… la camera si avvicina a scatti, con zoomate improvvise e interrotte da pause più lente, al condotto d'aerazione nel fondo della stanza: si ferma lì da dove provengono una serie di rumori che aumentano d'intensità. Poi, di colpo, uno stivalaccio un po’ infangato butta giù la grata; sbucano le gambe di 'Beppe, e, finalmente, 'Beppe, un bulletto di quartiere non ancora maggiorenne, che brandisce una saccoccia mezza piena; la fibbia degli anfibi rumoreggia, manda un suono distintivo

'BEPPE

(balza fuori, si dirige a rapidi passi verso la postazione PC, poco prima si ferma, tira un calcio ad uno scatolone che lo infastidisce, si getta a terra, stremato)

Cazz', …ancora un poco e quel co'ion mi prendeva!

(si asciuga la fronte con una manica)

Sono stanco morto… un po’ d'aria e poi ci divertiamo un po’…

Nel frattempo ha aperto lo zaino, scaraventato fuori altri snack, e cianfrusaglie varie, un coltellino, giornaletti con reclame di playstation… ha mangiucchiato i resti del panino; infine, ridacchiando, passa in rassegna i dischetti che si è procurato Distoglie d'un tratto lo sguardo, salta sulla seggiola girevole, digita in fretta sulla tastiera…

Lo sai che c'è, Luigi? È ora di giocare! (pausa)

Eccoti qua… ecco fatto, vediamo un po’ …

La camera segue sullo schermo il logo del Maelström;

Ecco il Maelström, il gioco per tutti, giovani e vecchi belli e brutti

se è notte fonda e a dormir non riesci scaccia il torpore e all'assalto esci

in cerca della chiave le armi afferra e sgomina il nemico al grido: guerra, guerra!

Scena 15. Interno giorno

Scena in bianco e nero: ricordo di Cati. Corridoio stretto che porta ad una stanza d'ospedale; la camera procede da mezza altezza, è come se guardasse con gli occhi di Cati; procede piano, indirizza le mani contro la porta a vetri, la spinge e entra nella stanza spoglia; tutto intorno l'ospedale è in fermento: si odono voci confuse, dottori chiamati all'altoparlante, ecc.

PAZIENTE

Voglio un dottore vero! Ma dove mi portate? Qui sanno solo tagliare… ah… così mi fa male!

DUE DOTTORI

A me sembra… sì, insomma, tutti noi specializzandi dovremmo essere d'accordo a chiedere qualche giorno per queste feste… dovremmo fare dei turni e così ce la caveremo, ti pare Rossella?

Sono d'accordo! Intanto, facciamo la proposta al dottor…[…]

ALTRO PAZIENTE

…E lei non glielo dica a suo marito di che cosa si opera, se può tranquillizzarla…

[…]

La camera stacca sul letto in fondo alla stanza, c'è un corpo di donna sotto un lenzuolo bianco. Cati raggiunge il letto, di colpo da una finestra aperta una folata di vento smuove le pagine di un libretto un po’ sgualcito rilasciato su una sedia accanto al letto: la camera chiude sul libretto svolazzante. Si può leggere in copertina: Discesa nel Maelström di E. A. Poe, e la dedica: alla mia Cati, mamma

Scena 16. Interno notte

Stanza di Cati: la camera chiude sul viso di Cati che dorme. Ad un tratto la finestra si spalanca per un colpo di vento, svolazzano le tende, Cati apre gli occhi e guarda di fuori, guarda verso lo schermo azzurrognolo del PC, poi si alza e raggiunge la sedia accanto al PC.

Scena 17. Interno notte

Corridoio al buio; passi di donna frettolosi, incerti, che incontrano pozzanghere d'acqua ristagnata, impedimenti vari; respiro affannoso, brevi pause per riprendere fiato, poi ancora in movimento; finalmente la riconosciamo anche noi: è la sig.na Verna!

SIG.NA VERNA

Al diavolo… vuoi vedere che mi sono persa? Ehi, mi senti? Non puoi aiutarmi? Fammi almeno capire dove sono!

Silenzio. Di colpo si ode un tintinnio metallico che fa eco a passi decisi, pesanti, sempre mi minacciosi: si avvicinano…

SIG.NA VERNA

(voltandosi di scatto con aria atterrita)

Da dove vengono questi rumori? (sempre più agitata) Ehi? Chi c'è là?

Silenzio.

SIG.NA VERNA

(si gira più volte, con occhi sgranati, sobbalza ad ogni fruscio, a tratti ansima)

Beh? Non rispondi? Non sei divertente!

Si accende all'improvviso la luce di una torcia…che punta su di lei, si distingue sempre più nitidamente il rumore metallico anzidetto,

Ahhh! Cazz… mi hai fatto una paura del diavolo… ma vieni via di lì… credevo non ci fosse nessuno… (nervosamente)

…io non ci capisco più niente… ho perso la lanterna e non riesco più ad orientarmi in questo cazz… di labirinto…

La sagoma scura, incappucciata, ammantata di nero, fa un passo verso di lei, puntandole ancora in faccia la torcia e estraendo da una piega del mantello una piccola cazzuola lucente…

SIG.NA VERNA

(notando solo ora la minaccia)

Fermo, non t'avvicinare! cos'è? vuoi ammazzarmi? Perché…

(stringendo nel pugno il ciondolo del corvo)

ho io la chiave?

(selvaggiamente)

credi di farmi paura? Sta' indietro, ti dico! Va' via!

Si spegne la torcia,

(forte) Aahhhh!

Si ode un colpo sordo, poi un tonfo!

Poi s'intravede la figura scura che trascina per le braccia il corpo della sig.na Verna lungo il corridoio, e a camera cieca, si ode giù ancora per le scale, insieme a qualche rantolo in crescendo della sig.na Verna…

Scena 18. Interno notte

Corridoio stretto, luce tremolante che ondeggia sulla parete alle spalle dell'uomo incappucciato: con la cazzuola in mano sta finendo di alzare un muro di cemento e mattoni… suda, sbuffa, fa fatica… la camera si alza piano oltre gli ultimi tasselli vuoti che mancano a completare il muro e si distingue prima una gamba, e poi parte del corpo della sig.na Verna riverso per terra, con polsi e caviglie legate… a tratti sembra che sussulti un poco… poi arrivano gli ultimi mattoni a chiudere l'inquadratura, camera cieca si ode la cazzuola che passa ancora sopra e sotto il cemento, poi,

MASCHERA NERA

(ha scaraventato la cazzuola lontano, e l'eco riecheggia ancora dappertutto orribilmente… e, con violenza)

Va' all'inferno… maledetta! Chi è che ha la chiave adesso? Ah! Ah!

Scena 19. Interno notte

Luigi s'aggira lungo un corridoio oscuro, poi presso il muro della sig.na Verna, con aria circospetta, si guarda intorno, poi va oltre…

Si ode una voce e al contempo appare sulla schermata

…ecco il Maelström, il gioco per l'umanità vittima di fuochi fatui e sofferente … ma che sia illusione o realtà chi dirlo potrà mai? Sta' allerta… che niente è più fasullo di quel che vero riterrai!

Scena 20. Interno giorno

Interno banca: vedi scena 10

Luigi si guarda attorno furtivamente, scavalca velocemente la coda, piuttosto infastidita, che borbotta, e raggiunge lo sportello dove è scritto il nome dell'operatrice sig.na Verna; c'è però un uomo al suo posto; Luigi lo vede solo adesso: è sorpreso e deluso: i loro volti s'incontrano. Luigi resta impalato, è confuso, fa per voltarsi

CASSIERE

(con tono bonario ma un po’ forzato)

Aspettate… Volevate qualcosa?

LUIGI

Pensavo che… (come svegliatosi da un sogno) avrei trovato un'altra persona qui… mi scusi…

Si avvia alla porta.

Scena 21. Esterno giorno

Esterno banca; marciapiede mezzo trafficato, attraversato da un frettoloso viavai di persone: bambini con zaini enormi al rientro da scuola, uomini con la ventiquattrore, ambulanti…

Qualcuno è appoggiato ad un palo, la camera inquadra due anfibi con una fibbia lucente. Sgranocchia qualche patatina, spargendo avanzi. Poi s'allontana con il solito tintinnio metallico che riecheggia nell'aria

Scena 22. Esterno giorno

'Beppe corre a gambe levate, voltandosi indietro spesso: non c'è nessun altro dietro lui…evidentemente ha seminato i suoi inseguitori. Si ferma davanti allo stesso palo della scena precedente

'BEPPE

Si sono stufati finalmente! Piedipiatti di mierd…!

(guarda dentro la saccoccia, sghignazzando, con infantile gratitudine, volgendosi indietro)

Ehi… Grazie! Maledettamente gentile da parte vostra…

(si butta alle spalle lo zainetto e si asciuga il sudore dalla faccia con la manica)

Scena 23. Esterno giorno

Viottolo di città; sotto un porticato umido e ombroso un venditore ambulante ha sistemato su un paio di palette da carico la sua mercanzia, CD masterizzati e video, accendini ecc.; la camera inquadra adesso 'Beppe che sopraggiunge con Nicola, un ragazzotto magrolino che lo segue e lo asseconda quasi con riverenza; parlando si fermano sotto il porticato e gettano un'occhiata alle playstation

'BEPPE

(avvicinandosi ai pallet per vedere meglio)

Niente paura! Fa tutto parte del gioco! E quando arriverò all'ultima porta… beh! Sarà fatta!

NICOLA

(timidamente)

Certamente! Ma continuo a non capir …

'BEPPE

(di malumore e in tono di comando)

Ma che cazz… hai da capire, tu? Non ti riguarda…è solo affare mio! Hai capito o no? (continua a curiosare tra i CD; poi si volge al vecchio)

Solo un mucchio di stronzate! Ma la roba buona non ce l'hai mai? Eh, nonno?

(come infervorato, calciando un angolo del pallet spezza un paio d'assi di legno)

Vedi, nonno? Chissà da quanti anni era là a marcire… come quelle quattro cazzat… che c'hai!

(ride forte con cattiveria; Nicola raddoppia dietro di lui come un pappagallo; si voltano e scappano via veloci come razzi sotto lo sguardo allibito del vecchio)

Scena 24. Interno notte

Stanza del gioco; corridoio stretto; silenzio rotto soltanto dal solito rumore metallico; si odono passi pesanti e strascicati di qualcuno che s'avvicina, poi si ferma… ancora brusii, poi finalmente la luce d'una torcia s'accende: è la maschera nera: ha il viso nascosto da una maschera neutra, il mantello nero e porta al collo il medaglione della sig.na Verna. Sembra in difficoltà, non riesce ad orientarsi ed è visibilmente affaticato; ci sono vapori e sbuffi di fumo un po’ dappertutto. La maschera ogni tanto tocca una parete, s'imbatte in un ostacolo con la spalla, un braccio una gamba e li ritrae di scatto per il bruciore

Ansimando si trascina da un angolo all'altro del corridoio, colpisce con furia frenetica un cumulo d'ossa accatastate addosso alla parete; con disappunto

MASCHERA NERA

Ma da dove sono cadute tutte queste ossa marce? E dove s'è cacciata quel cazz' di manol… monolito o come cazz' si chiama? Al diavolo, non si capisce più niente tra questi corridoi… è tutto diverso da come ricordavo! È proprio strano…

(alzando di colpo la voce come per farsi sentire)

Cos'è? Chi si sta divertendo? Che tiro mi state giocando? Aaah… ho capito… è che sono vicinissimo alla fine e questo non vi sta' bene… o sbaglio?

(facendosi forza)

Avanti! Che paura hai? Non ci sono che poche porte ancora e poi… sì che ci sarà da divertirsi! Finora …abbiamo solo giocato…

S'allontana ma si continua a udire la sua voce, quasi in tono di lamento

Non è qui', accidenti… ma è questo o non è questo il posto?

Cazz' quanto bruciano sti' quattro muri… che abbia sbagliato cunicolo dopo aver girato intorno a… ( in dissolvenza) ma che cazz' di fumo… non riesco a vedere niente…

VOCE

(risuona netta, quasi solenne e al contempo passa sullo schermo)

…un'eternità che ti trascini al buio è già passata… mentre sul mondo la luna si è appena levata… il caldo che senti alla tua brama è quasi uguale… ma se quello prima o poi si attenua e si spegne… questa… invece… l'anima ti rode ed è infernale!

MASCHERA NERA

(in tono aggressivo)

Ehi… tieni la lingua a posto! Bada a quello che dici, stronz… , maledizione!

Si comincia a udire in lontananza come il ritmo lugubre di un tam-tam… continua anche a camera cieca

Scena 25. Interno notte

Stanza di Cati: accanto al PC sempre acceso – si nota una luce azzurra, soffusa che rischiara di lato la stanza - c'è anche il modellino di un veliero di legno, un po’ sottosopra, ci sono pezzi di legno sparsi alla rinfusa. Cati sta suonando un tamburello; sorride e fa una specie di cantilena sorda con la voce

CATI

MMMMMmmmmmmm

Entra Luigi

LUIGI

Mi fa piacere che ci sia qualcuno di buon umore.

(Si affretta verso di lei, le siede accanto)

Permetti, piccola mia?

Cati fissa sempre più divertita il tamburello davanti a sé e prende a rinforzare il ritmo del tamburello accompagnandosi con strani mugolii; poi ride…; persiste il tam-tam a camera cieca

Scena 26. Interno notte

Stanza stretta del gioco: Luigi ha tra le mani un brutto quadernetto dove sono registrati con una grafia incerta diversi casi, avvistamenti, decessi, missioni andate poco a segno. Ad un tratto trasale, sempre più coinvolto da ciò che ha trovato, si china per terra per avere una visione migliore alla luce della torcia appesa alla parete…

LUIGI

Ma questa è… (sempre più turbato) no! Eppure l'avevo messa in guardia… stupida donna! Che dice…questo… che ha visto?

(Luigi legge a voce alta… s'interrompe, cambia il tono della voce. La camera inquadra la pagina del diario tra le sue mani e il suo viso confuso, allibito…)

…era un giovane basso, scuro, asciutto, avvolto in un mantello nero come la pece…

(commenta sconcertato)

la spaventò perché apparve all'improvviso…

(seguita a leggere)

poi la colpì con freddezza… la trascinò dalle braccia a lungo e le strappò il medaglione dal collo…

(con impeto)

…che bastardo!

(riprende a leggere)

…e la murò che era ancora viva… come aveva fatto con tutti gli altri! I suoi lamenti risuonarono a lungo senza, tuttavia, che nessuno riuscisse a trovarla in tempo.

(con rabbia)

L’ha uccisa per il medaglione… e adesso verrà a prendere anche me… se vuole vincere! Ma gliela farò pagare!

Si spegne la luce della torcia…

Scena 27. Interno notte

Casa di Luigi; primo piano di Luigi seduto in poltrona che stringe a sé una fotografia in cui è ritratto insieme a sua moglie Se l'abbraccia, si dispera,

LUIGI

Maledizione… perché me l'hai portata via? Non doveva andare così… e adesso?

(Si calma un momento, il volto scolpito dal dolore e dalla rabbia )

Certo… lo sapevi anche tu, amore mio… Tra noi eri tu la più forte… scusami…è ancora troppo presto…

Il buio cala su di lui abbracciato alla cornice

VOCE

…ecco il Maelström che i ricordi risveglia… e più sono tristi …più crudele e dolorosa è la sua veglia… davvero cattivo servizio t'ha reso il sentimento…e dietro la porta… non troverai pace al tuo tormento…

Scena 28. Interno notte

La camera guarda in soggettiva, con gli occhi della maschera nera: supera una soglia in penombra e s'avvicina cautamente a Luigi, che è di spalle e sta cercando un attraversamento da qualche parte in fondo al corridoio: in sottofondo riecheggia il ritmo percussivo dei tam-tam

Luigi ha un sussulto, è come se ne avvertisse all'improvviso la presenza: si volta piano

Silenzio. Si trovano l'uno di fronte all'altro.

MASCHERA NERA

(in tono trionfante)

Ah! Finalmente ti incontro!

LUIGI
Ma chi sei? Che vuoi da me? Nemmeno mi conosci? Che sai di me?

MASCHERA NERA

(con odio)

Altroché se ti conosco… non sei altro che un bastardo figlio di puttª

(lo spinge violentemente contro il muro)

Che… crede di poter giocare a modo suo…

(lo spinge ancora con violenza…)

…e vuole passarla anche liscia! no… bello! Questo è il mio territorio, qui le regole le faccio io! Se dico "rosso" (urla!) vedi? Ti cambio il colore di questo cazz' di posto…

(schiocca le dita, si pavoneggia)

…non è così difficile… solo un trucchetto all'americana! Se voglio farti un buco in fronte…

(l'arma compare quasi dal nulla: la camera aveva inquadrato solo il mezzo busto della Maschera Nera, poi, allargando l'inquadratura scopre nella sua mano l'arma!)

…mi basta premere il grilletto e così… se ti dico spara

(sogghignando)

…tu devi sparare! Se dico uccidi…

(minaccioso)

…tu devi uccidere! Non sei altro che un rammollito! Un sacco di merd…! Sempre a darti tutte quelle arie… io solo comando qui… non te lo dimenticare! Ahh ahhh…

Luigi non riesce a reagire, la testa gli ronza terribilmente, la maschera lo sballottola come vuole, non oppone quasi resistenza… finché… non s'accorge del medaglione!

LUIGI

(con impeto)

Nooo! Bastardo! Lasciami

(con cieco furore) … t'ammazzo!! Così te la faccio passare una volta per tutte la voglia di ridere!

Lottano: volano colpi violentissimi, imprecazioni. La camera, poi, prende a girare vorticosamente attorno a loro, finché non si schiantano contro una porta aperta qualche istante prima da un dispositivo azionatosi inspiegabilmente da solo e precipitano dentro. Come pioggia battente, un vortice d'acqua si riversa su di loro, e accompagna la caduta! Cambia radicalmente il ritmo dell’azioni: a scatti, molto rallentata

(le urla riecheggiano a lungo)

Aaaaaahhhhhhhh!

Scena 29. Interno notte

Altra scena: cantiere-rimessa delle barche. Luigi è riverso per terra; riprende piano i sensi, ma nessuna traccia della Maschera Nera: sono finiti l'uno lontano dall'altro; la camera segue Luigi, barcollante, un po' sottosopra, che prova a tirarsi su, ma cade diverse volte…poi si fa forza, avanza aggrappandosi alle assi di legno delle imbarcazioni…adesso le vede anche lui, tocca con mano…

VOCE
(anche sopraimpressa sullo schermo)

…ecco il Maelström il vortice infernale che tra le sue rovine …per l'eternità …ti condannerà a vagare di sogni infranti si nutre ma anche di ambizioni e visioni amare… se in fretta non ne uscirai… il gioco ti sarà fatale!

LUIGI

(con un doloroso scatto di rabbia)

No… non sarà mai! Se sono arrivato fino qua saprò bene come tornare indietro! Cati… piccola, aspetta, il tuo papà tornerà presto!

VOCE

(più suadente, come se lo incoraggiasse, è più un'eco continuo a canone)

…trova la chiave… la chiave… la chiave… la chiave…

LUIGI

(cade per terra, urla)

Caaa-ti-iiiiii!!!!

Scena 30. Interno notte

Stessa scena precedente. La camera avanza a scatti, ora più velocemente ora con qualche pausa, dopo aver ripreso primi piani, particolari significativi o solo curiosi dei relitti nella rimessa. Man mano che si fa avanti si distinguono le grida della Maschera Nera, evidentemente in difficoltà Aumenta anche il ritmo del tam-tam; la camera arriva in prossimità di un abisso, un'altra voragine stretta, oscura, dietro un cumulo di macerie; si sporge in avanti, e inquadra prima una mano tumefatta, sporca di sangue… poi l'altra, e il braccio, teso per lo sforzo di restare appeso, aggrappato ad una sporgenza, forse un traliccio È la maschera Nera!

MASCHERA NERA

(sprezzante)

Te ne accorgerai, bastardo! E ve ne accorgerete tutti! Non sono io ad avere il potere?

(ansimando)

Le leggi le detto io… che cazz' significa? Voglio uscire fuori da qui! Ho io la chiave! Ho fatto tutto da solo, non è vero? Altro che fortuna… non ho bisogno di nessuno, io… tantomeno di un cazz'ne padre di famiglia senza pall…!!!

(ride istericamente)

Ahhhh!

Scena 31. Interno notte

Le mani di Luigi sopra un relitto, poi compare lui, stanco, si guarda attorno; la camera inquadra una figura bianca, luminosa, come un fantasma, in fondo, tra i relitti

LUIGI

(non crede quasi ai suoi occhi)

Tu… tu… sei qui per me?

(fiducioso e come ipnotizzato)

Lo sai… , vero, quanto mi sei mancata? Credevo di dover essere forte… per te… per Cati… ma così non ce la faccio! Non voglio più…non senza te!

Lei muove un braccio, poi si volta indietro… sembra indicare una direzione

(smarrito)

Ma non mi senti? Non capisco… cosa vorresti dirmi?

Lei avanza contro il muro, si ferma un attimo, si volta lentamente verso lui, poi lo attraversa

LUIGI

(si alza, avanza a rapidi passi la dove lei è scomparsa, scruta la parete in cerca di qualcosa, poi stende avanti la mano come a toccare una fotocellula: il muro è solo una finzione, la sua mano può passarci attraverso seguita dal suo braccio Poi, con rinnovata determinazione)

…pensi davvero che possa farcela?

(silenzio)

Aspetta… aspettami…vengo con te!

Luigi sparisce dietro il finto muro

Scena 32. Interno notte

Corridoio stretto; luce bianca quasi accecante, irreale; Luigi cammina verso una cassa oblunga di lato al corridoio; ha un'espressione inquieta, preoccupata in viso; la camera gira piani molto stretti; sulla cassa c'è un libraccio dalle pagine svolazzanti mosse da una corrente che viene dal fondo del corridoio: sono i racconti di Poe. L'aria gelida spegne la torcia fissata al muro Parte il flash-back.

Scena 33. Interno notte

Bianco-nero: Stanza d'ospedale (vedi scena 15); luce accecante; Luigi cammina verso il letto di lato alla stanza. C'è un corpo di donna disteso e coperto con un lenzuolo bianco. La mano tremante di Luigi, esita un istante, poi fa per sfilare piano il lenzuolo. Ma sotto il lenzuolo di colpo non c'è più nessunoLuigi arretra, fa un passo indietro con sguardo terrorizzato. Poi si porta le mani in viso e piomba il silenzio.

Scena 34. Interno notte

Rimessa delle barche (vedi scena 29). Luigi apre gli occhi. Si guarda intorno in cerca di qualcosa. D’un tratto gli sembra di vedere il lembo svolazzante di una veste bianca. Urla.

LUIGI

(correndo in direzione della sua visione)

Ma dove mi stai portando?

(con il fiato rotto)

Così non ce la faccio! Aspettami… Ma dove sei?

Scena 35. Interno notte

La figura bianca è ferma sul baratro dove è caduta la Maschera Nera. Sopraggiunge Luigi che l'ha seguita fin lì Lei guarda verso il basso, la camera stacca su Luigi che distoglie un istante lo sguardo da lei, distratto dal suono sempre più nitido e scandito del tam-tam; quando volta di nuovo lo sguardo, lei non c'è più. Luigi sembra confuso, poi sente delle urla provenire dal pozzo; si sporge con cautela: di sotto c’è la Maschera Nera in evidente difficoltà; Luigi la guarda con aria feroce

LUIGI

(con voce piena di determinazione)

Ma guarda un po' chi c'è quaggiù! A quanto vedo… sei nei guai, o no? Ehi, ti è passata la voglia…

MASCHERA NERA

(dapprima infastidito, poi, soffocando di rabbia)

Niente che non possa sistemare, pidocchio! Chi cazz' ti ha chiamato? Vattene di qui!

LUIGI

Ehi, non sai dire niente di meglio? Che ne so? Una confessione prima di

(duramente)

andartene all'inferno, dal momento che il tuo tempo sta per esaurirsi del tutto? Non sei altro che un bastardo e adesso… finalmente… avrai la fine che meriti! Per tutto il male che hai fatto!

La corrente, il ritmo del tam-tam aumentano d'intensità; Luigi resta impassibile a guardarlo; trascorrono istanti lunghissimi, mentre la Maschera Nera, sempre più sfinito, sembra non farcela più; infine si decide, urla, con voce rotta dalla stanchezza

MASCHERA NERA

Pensi davvero di poterlo fare? Di lasciarmi morire qua solo come un cane?

(con uno sforzo estremo si sfila la maschera, e ai suoi occhi compare il volto di un adolescente arrabbiato: è 'Beppe! Poi, in tono di sfida)

No, credo di no… credo proprio di no… che aspetti, allora? Fa presto, altrimenti… questo… (guarda il talismano del corvo)

volerà con me… di sotto… e allora… ci faremo compagnia per un bel pezzo!

LUIGI

(resta sbigottito, poi, si sporge, con un'espressione amara in volto e afferra la mano del ragazzo)

Forza, forza!

(tira con tutta la forza che ha in corpo)

Tieniti a me, non mollare… Fa presto, prima che cambi idea! Il vortice sta salendo non posso tenerti per sempre!

‘BEPPE-MASCHERA NERA

(aspetta d'essere un po' più su, di avere un appiglio sotto i piedi; esultante)

Grande! Guarda un po'… il paparino… hai ancora dei muscoli d'acciaio!

(d'improvviso, guardandolo con occhi pieni d'odio, prende a tirarlo giù; folle, eccitato)

Non ti ho detto tutto… prima… siamo stati interrotti…così pensavo di prendere un po’ di tempo… e parlare soprattutto di te… concludiamo adesso, vuoi?

(ride follemente)

LUIGI

Ma sei impazzito? Ci farai ammazzare tutti e due?

(con un grido rauco)

Nooooo!

‘BEPPE-MASCHERA NERA

Si invece! Credevi di poterci riuscire, vero? Invece… verrai con me…all'inferno!

(gli si avvinghia al collo, quasi strozzandolo)

LUIGI

(lotta disperatamente, poi, in qualche modo, lo colpisce, riesce a strappargli il talismano…)

No! Non lo farai!

Luigi risale dal baratro Riverso per terra, ansima, tossisce vistosamente mentre si porta le mani alla gola, e cerca di riprendere fiato; solleva un poco la testa da terra, apre lentamente la mano chiusa a pugno e volge gli occhi al medaglione, poi sospira forte, si rilassa appena ma… all'improvviso… una mano lo afferra per il braccio, di nuovo e lo tira ancora verso il basso… è come trascinato da una forza irresistibile: è la morsa di ‘Beppe centuplicata dalla forza vorticosa del Maelström che l’ha inghiottito. La camera accompagna dal basso, centimetro dopo centimetro, il primo piano dei piedi, delle gambe, e del corpo di Luigi trascinato di nuovo verso il baratro, che lascia segni sul terreno.

All'improvviso, sopra alle sue spalle, appare la figura bianca; gli indica la sua mano serrata e sembra sorridere: Luigi apre il pugno e vede il medaglione! Lo stringe forte, urlando "Cati" mentre è come conteso da due parti: dal vortice che lo sta per inghiottire, e lo tira per un braccio, nella morsa di 'Beppe

La camera stringe sul volto di Luigi martoriato da un vento fortissimo, polvere, sabbia, mentre il tam-tam batte all'impazzata, e dalla luce diffusa dal pendente della sig.na Verna che filtra potentissima tra le sue dita. Di colpo la luce rivela la cornice di una porta da dove penetra prima uno spiraglio, poi un fascio crescente della stessa luce bianca accecante. Sopra Luigi compare di nuovo la figura bianca che cala un braccio, con espressione solenne, come se fosse una scure, verso Luigi. La camera inquadra solo il movimento del braccio… accompagnato da un sibilo sinistro che va a mescolarsi alle urla del vento, al ritmo percussivo, all'accozzaglia di altri rumori indistinti

La luce bianca azzera la visione e ammutolisce la scena

Scena 36. Interno notte

La camera avanza dal fondo di un teatro verso un sipario bordeaux. Un uomo compare sulla ribalta: è un attore, sembra vecchissimo d'aspetto, un Matusalemme, impersona il superstite del gorgo nel racconto di E. A. Poe; si sporge verso il pubblico, e offre un programma alla mano di una bambina; sulla locandina si legge "The Falling Whirl (Discesa nel Maelström)"

ATTORE

(alla maniera di un giullare, ma a tratti con solennità, improvvisa serietà)

Ladies & Gentlemen… al Maelström siate i benvenuti… ma vi avverto… non stupite… se dopo lo spettacolo vi troverete (come me) un po'… più stanchi e canuti…

'che dalla morte funesta vi sarete salvati… e nessun tributo o ricchezza che sia… saranno mai troppo salati…

… ma a guardar bene… (così a me pare) …appena fuori dal gorgo infernale…

più accorto sarà l'occhio… e più in grado di discernere… tra bene e male…

Ma prego, avanti… più non indugiate… ai vostri posti…

(indica, saltellando, gesticolando nervosamente)

…diritto, o in mezzo? O qui dietro? Fa lo stesso, di certo non sbagliate!!!

La camera segue gli occhi dell'attore che si è già accorto di altri spettatori che stanno per entrare; la camera lo supera mentre si ode nuovamente la filastrocca di benvenuto; finalmente il pubblico prende posto, ci sono anche Luigi e Cati, con il programma in mano; sembrano finalmente sereni, si scambiano sorrisi d'assenso. Cati pare addirittura raggiante, sorride d'ammirazione: allunga una mano per palpare il braccio del suo papà fin dove c’è! Poi lo abbraccia con slancio. Al collo porta il medaglione del corvo

LUIGI

(con voce carezzevole)

Oh, piccola… non è niente! Ci vuole ben altro per un papà della mia stoffa!

(ride, le arruffa un po’ i capelli; poi, più seriamente)

Accidenti! L'abbiamo scampata bella, vero? Ora potevamo essere davvero in bocca ai pesci come hai letto nel tuo libro! Se ce l'ho fatta è solo grazie a te… (quasi fra sé) e alla mamma!

Frattanto che le luci vengono spente in sequenza, altri spettatori si sono accomodati. Il sipario dondola un poco nella foschia delle luci di ribalta… s'apre uno spiraglio, dove la camera si tuffa con uno slancio improvviso… attraversa un cunicolo stretto, buio, quasi irreale, schiarito qua e là da una luce vaga, oltre la scena, e…

Scena 37. Esterno notte

…finisce in un viottolo cittadino, sotto un fascio di luce gialla di una lanterna: la camera inquadra il CD del Maelström, scovandolo, zoomando, tra altre cianfrusaglie sul banco improvvisato del venditore ambulante; poi, il CD passa per le mani del vecchio venditore che sorride con un ghigno alla camera. Qualcuno ha acquistato il gioco: infatti una mano da dietro alla camera si tende per ricevere l'acquisto. Alla sequenza fa eco la voce cantilenante di Cati

CATI

Ecco il Maelström, il gioco per tutti, giovani e vecchi belli e brutti…

Se dura un sol giorno… nessuno lo sa… o chissà quanto ancora… mah… si vedrà!

Ninna nanna… ti culla il mare… poi dentro il Maelström… ti fa scivolare…

E gira e più forte… continua a girare… e tutti zitti… intanto… ad aspettare…

Che il Maelström cattivo… ti voglia ingoiare…

o nella follia del giorno… ti lasci… a naufragare…

(pausa)

vieni… coraggio… vieni…

se non sali adesso… non sali più…

e quello che cerchi… vedrai… che avrai anche tu!!!

FINE